L'infinito nell'opera di Eminescu
L'infinito nell'opera di Eminescu
"Il dio del genio mi ha risucchiato dalle persone come
SOLE sorseggia un tritone dorato il mare amaro.”
Mihai Eminescu.
Sappiamo dalla sua biografia che nel 1869, il 2 ottobre, Mihai Eminescu si iscrisse all'Università di Vienna - Facoltà di Filosofia, come studente straordinario su sollecitazione di suo padre, Gheorghe Eminovici. La differenza tra uno studente straordinario e uno ordinario è che lo studente straordinario non ha fissato le materie che dovevano essere studiate e non ha dato gli esami di fine semestre, che gli convenivano, perché studiava e approfondiva materie che non appartenevano alla facoltà alla quale era iscritto. Subito a Vienna, divenuto studente, si iscrisse ad entrambe le società studentesche, "Romania" e "Società Letteraria e Scientifica". Insieme a Slavici riesce a fondere le due società studentesche rumene, formando la società "România Jună", una società unica dove Slavici viene eletto presidente ed Eminescu bibliotecario. Al caffè "Troidl" si sono riuniti la maggior parte degli studenti rumeni provenienti da tutte le province rumene (circa 100 studenti, dove hanno discusso diversi temi importanti della vita politica, culturale, economica, ecc. del paese). Oltre alle molteplici attività culturali, scientifiche, economiche e politiche che lo studente Eminescu svolse a Vienna, non evitò di trascurare la poesia, pubblicando numerose poesie sulla rivista di Iași "Convorbiriliterare", diretta da Iacob Negruzzi. Nel 1870 pubblicò la poesia "Venere e la Madonna" e la poesia "Epigonii", dove l'editore di "Convorbiriliterare" la accettò dichiarando: "Il merito poetico è indiscutibile". In occasione di un incontro a sorpresa a Vienna, l'editore di "Convorbiriliterare" Iacob Negruzzi presenta al giovane poeta Eminescu l'opera completa di Schopenhauer.
Quindi qui ascolta conferenze, legge e impara dai filosofi presocratici l'idea dell'infinito che è legato alla ricerca del primo principio (acqua, aria, fuoco, terra e numero). Il concetto di infinito, deriva dall'aggettivo latino infinito, -UN, -uno (infinito, sconfinato, indefinito), è una dominante essenziale di almeno quattro domini dello spirito: filosofia, matematica, fisica e teologia.
Questo spiega l'attrazione del poeta per la matematica e la fisica, per trovare una risposta alla sua ricerca. Ciascuno di questi cerca di decifrare l'essenza ultima del mondo, anche se i nomi differiscono: principio primo (arche), idea di Bene supremo, causa prima, Primo motore (Primum movens), Dio, Assoluto, Indeterminato, atto puro, sostanza, Ideale trascendentale, Essere supremo, limite, numero.
A Platone il concetto di trascendenza (e implicitamente quello di infinito) è tematizzato non solo dalla prospettiva cosmologica, ma soprattutto da quella metafisica. Platone parla del carattere superintelligibile del Bene come fonte trascendente del mondo intelligibile, coordina l'attività cognitiva dell'intelletto. L'intelletto contemplativo (Nous) non è altro che la facoltà attraverso la quale lo spirito prende atto della trascendenza e superintelligibilità dell'idea del Bene
Ad Aristotele il problema dell'infinito è trattato in modo paradossale. Oltre agli argomenti che porta a favore dell'infinito (l'infinità del tempo, l'infinità del numero, l'inesauribilità della nascita e della distruzione, la divisione illimitata delle dimensioni, ecc.) Aristotele pone i fondamenti concettuali di un ente trascendente in ordine qualitativo e traspone la dicotomia intelligibile-sensibile su un piano cosmologico.
Il Medioevo scolastico trasferisce il tema dell'infinito dall'area della matematica e della logica allo spazio del pensiero teologico. Agostino e Origene ribadiscono l'idea aristotelica della finitezza del mondo. Dio è l'unica entità che gode dell'attributo dell'infinito.
Cartesio afferma l'infinità del libero arbitrio come facoltà dell'essere umano, ma anche l'esistenza implicita dell'infinito nel finito, che lo rende perfettamente conoscibile.
Spinoza, parla della sostanza attraverso il prisma dell'infinito: "Per Dio intendo l'esistenza assolutamente infinita, cioè sostanza costituito da un'infinità di attributi, ciascuno dei quali esprime un'essenza eterna ed infinita"
Leibniz estende l'infinito all'aspetto intensivo dell'universo: la monade come sostanza semplice, come archetipo delle esistenze, attraverso la quale giustifica la perfezione della presenza cosmica coerente ("il migliore di tutti i mondi possibili"). La monade, in quanto archetipo delle esistenze, non può avere che un regime infinito.
attraverso l'infinito Hegel egli intende non l'infinito di un insieme matematico, ma l'infinito definito da Spinoza come infinito assoluto, come pura affermazione, senza negazione e limitazione. Ma la sostanza spinoziana, essendo assolutamente affermativa, non potrebbe giustificare il divenire che comporta la negazione.
Hegel risolve questo problema attraverso il rapporto tra determinazione e indeterminazione. La determinazione è negazione, mentre l’indeterminatezza è assenza di negazione. Ma poiché ogni determinazione è anche un'affermazione, ogni indeterminazione significa anche l'assenza di ogni negazione. In quanto assenza di ogni negazione, l'indeterminatezza è puro essere. A differenza di Spinoza, che preserva le affermazioni eliminando le negazioni, Hegel elimina sia le negazioni che le affermazioni, rimanendo così non solo puro nulla, ma anche puro essere.
Per Emmanuel Kant l'infinito è un'idea regolativa (non costitutiva) della ragion pura, espressione della creatività del soggetto conoscente. Kant rimuove l'infinito divino dall'orizzonte cognitivo dell'uomo. E sostiene che la ragione unifica la molteplicità dei concetti puri dell'intelletto. Questa idea suprema della ragione, ipostatizzata, diventa l'Ideale trascendentale (vedi: Critica della ragione pura). Kant sosteneva che tutte le dottrine filosofiche, compresa la sua, rispondono a queste tre domande: 1) Che cosa posso sapere? 2) Cosa devo fare? 3) Cosa posso sperare? Le risposte di Kant combinano la moderna scienza empirica (ad esempio quella di Newton) e una certa fiducia nella razionalità al di là dell'esperienza, che gli ha permesso di diventare una figura centrale nella filosofia moderna, le sue conclusioni hanno conseguenze di vasta portata: dalla metafisica, all'etica, alla politica.
Durante i suoi studi viennesi, il pensatore tedesco Arthur Schopenhauer, (il poeta-filosofo) attraverso i suoi scritti, diventa il preferito del giovane Eminescu e la sua principale preoccupazione. Raccomanda ai suoi amici di "leggere Schopenhauer", discutendo le sue idee che ritroviamo nelle opere del nostro geniale poeta. Adotta l'idea fondamentale del grande filosofo tedesco, che tutto è presente e che il passato e il futuro appartengono solo alla nostra immaginazione. Più tardi, l'accademico Tudor Vianu dirà che "Schopenhauer è per Eminescu più una fonte letteraria che ideologica". Ad esempio, il paragone con "il sole che sorge assurdamente al tramonto", riscontrato in A. Schopenhauer, Eminescu lo utilizza nella poesia "Cu maine zielle-ti adaogi", ma ovviamente lo amplifica e lo specula con la sua arte poetica. Ci sono molti altri esempi che ci dimostrano il fatto che il poeta non solo aveva approfondito il pensiero del filosofo, ma ne aveva anche trattenuto ciò che gli sembrava importante, con la propria sensibilità e il proprio pensiero.
Vedremo che l'influenza del filosofo tedesco è riscontrabile nella linea di pensiero eminesiana, ad esempio in Povero Dioniso, dove troviamo una forte eco delle categorie filosofiche schopenhaueriane. La morte considerata come continuità della vita, la trasmutazione delle anime, il mondo concepito come sogno dell'anima, la relatività del tempo, ecc.
Dopo questa minima incursione nei filosofi studiati da Eminescu, porto fin dall'inizio, per quanto riguarda quella parte che si riferisce al titolo sopra, una proposta: conosciamo Eminescu attraverso la famosa Rosa del Conte, eminescuologa, rinomato critico letterario, divenuta membro dell'Accademia rumena, che scrive nel volume "Eminescu o sull'assoluto" quando si parla di poesia, cito: "non può essere compresa al di fuori dell'atmosfera ideologica, cioè dell'humus filosofico, etico e sociale in cui nasce e da cui si nutre. L'aver voluto fare di Eminescu "il poeta rumena della foresta e della polla", di amore e di romantica malinconia, di confortante musicalità significa lasciare andare l'elemento essenziale della grandezza suo. Il problema più acuto rimane sempre, per lui, determinare il rapporto tra Dio e il mondo, tra l’esistenza definita come temporalità e l’Essere identificato con l’Eternità: eppure, è soprattutto poeta di una visione cosmica, è assetato di Assoluto. Tutto il suo mondo lirico è subordinato a questa esigenza, tutte le sue composizioni sono indirizzate a quella visione, anche quelle che possono sembrare solo un quadro idilliaco o una pura effusione musicale. "
Conoscitore della lingua tedesca, Eminescu traduce dalle grandi opere letterarie del mondo, tra cui gli Inni vedici, l'opera più antica della letteratura indiana (in sanscrito) da cui è stato conservato il Rig-Veda composto tra il 1.700 e il 1.100 a.C. I 1.028. degli inni che lo compongono risalgono per lo più al periodo delle battaglie delle popolazioni ariane invasori contro gli indigeni. Alcuni di questi antichi scritti vengono recitati ancora oggi come preghiere indù, essendo alcuni dei pochi testi estremamente antichi al mondo con usi contemporanei.
Eminescu è profondamente colpito dalla cosmogonia descritta in questi scritti, più precisamente nell'Inno della Creazione.
Costantino Noica, In Il sentimento rumeno dell'essere, affermava che: "... sotto l'influenza soprattutto del pensiero indiano, Eminescu ha saputo talvolta dare al non-essere un'espressione poetica speciale e titoli filosofici maggiori di quanto meriti... come avviene nella Lettera I"; e Nichifor Crainic, in Spiritualità della poesia rumena, ha scritto che parte della "Lettera I di Mihai Eminescu è la versificazione di un inno dai Veda brahmanici teistici": "In principio, quando non c'era né essere né non essere,/Quando tutto era senza vita e senza volontà,/Quando nulla era nascosto, benché fosse ancora nascosto.../Penetrato da sé, l'impenetrabile riposava.” (Lettera I) e seguito:
Era un precipizio? Veramente? Fu noian allungato dall'acqua?
Non era un mondo saggio, né una mente per capirlo,
Perché era un'oscurità come un mare senza raggio,
Ma non c'era niente da vedere, e nessun occhio per vederlo.
L’ombra del non-fatto-non-iniziato si dissolve,
E in lui in pace regnava la pace eterna!
Ma all'improvviso un punto si sposta... il primo e unico. Ecco qui
Come il caos fa la madre, e lui diventa il Padre!...
Quel punto di movimento, molto più debole del granello di schiuma,
È il padrone sconfinato oltre i confini del mondo...
Da allora la nebbia eterna si è squarciata,
Da allora, il mondo, la luna, il sole e gli elementi sono aumentati...
Da allora fino ad oggi colonie di mondi perduti
Provengono dalle valli sicure del caos su sentieri sconosciuti
E in sciami luminosi scaturiti dall'infinito,
Sono trascinati nella vita da un desiderio sconfinato."
Il punto di cui parla Eminescu è l'Universo osservabile, al suo inizio, quando tutto ciò che vediamo nel cielo era stipato in uno spazio più piccolo della punta di un ago, era materia condensata. La nebulosa eterna "si disintegra" in conseguenza del Big Bang. Naturalmente fu influenzato anche dalle idee filosofiche della creazione dal nulla "Creazione dal nulla", come viene anche chiamato menzionato nella Bibbia cristiana che descrive come il Creatore ha creato l'intero cosmo dal nulla (come vedremo di seguito).
In effetti, questi versi di Eminescu assomigliano all'inno brahmanico: Vedic Hymns - Rig Veda-Creation Hymn (traduzione di Mihai Eminescu) che trascrivo qui:
"Allora il non essere, l'essere non erano
Del grande cielo, la tenda a volta di cerio
Che cosa nascondeva allora?... E cosa si nascondevano?
Gli aghi ricoperti... Hanno il colore dell'acqua
Hanno davvero….
Allora non esisteva la morte, niente di immortale
E la notte oscura del giorno limpido
Non era separata
E senza fiato respirò dentro di sé
Non più chiamato l'Uno…..e-oltre a questi
Non c'era niente allora
Ed era così buio, come un oceano
Spento e tutto era profondamente nascosto
All'inizio. E uno, racchiuso nell'I-shell
Secco, prende vita dal calore misterioso
Ciò che soltanto ha,
"Allora non esisteva né il Non Essere né l'Essere,
Perché non c'era spazio, né cielo, né elementi"
Troviamo questa idea anche nei versi successivi di La preghiera di un daco:
"Mentre non c'era la morte, niente di immortale,
Né il nocciolo della luce vivificante,
Non era oggi, né domani, né ieri, né per sempre,
Perché uno era tutto e tutto era uno;"
che ricorda la seconda strofa dello stesso inno vedico:
"Non esisteva nemmeno l'immortalità, perché la morte non era iniziata
Non è nato di notte, perché non era giorno."
Meno noto o analizzato è il fatto che esistono somiglianze tra i versetti dell'Eminenza ("In principio, quando non c'era né l'essere, né il non-essere") con frammenti di testo delle Sacre Scritture, entrambi dell'Antico Testamento: "In principio Dio creò il cielo e la terra..." (At 1,1), così come del Nuovo Testamento: "In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e Dio era il Verbo" (Giovanni 1,1).
Padre Stăniloae ha spiegato la frase "In principio": "L'espressione biblica "In principio" indica la prima unione di Dio e la sua eternità con il tempo. [...] "In principio" significa sia l'inizio della discesa di Dio nel tempo, sia l'inizio del tempo che viene all'esistenza attraverso la potenza creatrice di Dio. "In principio" è il primo momento del dialogo di Dio che discende alla creatura, con la creatura che inizia il suo cammino temporale. Platone* usa il termine "all'improvviso": "All'improvviso, questa stranezza della realtà si trova a metà tra riposo e movimento. Non è il tempo, è il punto di arrivo e il punto di partenza di chi è in movimento, che cambia il suo movimento in quiete, e di chi è fermo, che cambia la sua quiete in movimento".
San Basilio Magno ricorda l'annotazione di Platone: «Forse per la rapidità e l'atemporalità della creazione si disse «in principio», perché il principio è indivisibile e senza estensione. Infatti, come l'inizio della strada non è ancora una strada e l'inizio della casa non è ancora una casa, così l'inizio del tempo non è ancora il tempo. […] Quindi per imparare che il mondo è venuto all'esistenza in modo senza tempo, insieme alla volontà di Dio, si diceva in principio». […] L'“improvviso” del mondo è l'“improvviso” della volontà divina che il mondo sia. […] Quindi il tempo esiste solo attraverso il suo rapporto con la volontà di Dio, che è al di sopra del tempo. Il tempo non esiste da solo, dall'eternità, senza la volontà divina, ma ha la sua origine nella volontà divina, in un “improvviso” della consacrazione di questa volontà. Ma il tempo non solo inizia, ma dura anche per volontà divina. […] Quindi l’inizio dei tempi significa l’inizio delle cose create. […] Il tempo che segue l'inizio non dura da sé, così come il suo inizio non appare da sé. [...] Ad ogni apparizione di un ordine esistente, Dio dice: "Lascia fare", mostrando così di conferire un potere speciale a questo nuovo ordine creato. La creazione termina con la creazione dell'uomo, poiché non è completa finché Dio non ne scopre il significato nell'uomo. L'uomo appare solo alla fine, perché ha bisogno di tutti i precedenti. E i precedenti trovano il loro significato solo nell'uomo" (vedi S. Padre Stănioaie - Dal non essere all'essere all'ESSERE)
Infatti, lo stesso Eminescu usa questo termine "subito" nella seconda sequenza della cosmogonia, dedicata alla nascita del mondo e del tempo, rispettivamente alla storia dell'Universo:
"Ma all'improvviso un punto si sposta... il primo e unico. Eccolo lì
Come il caos fa la madre, e lui diventa il Padre!...
Quel punto di movimento, molto più debole di un granello di schiuma,
È il signore sconfinato dei confini del mondo..."
Ricordavo che ci sono somiglianze con i versi eminesiani - "In principio, quando non c'era né essere né non essere"e con testi tratti dalle preghiere presenti nel culto della Chiesa.
La prima preghiera, all'interno della Santa Liturgia, che ha nel suo contenuto l'insegnamento biblico della creazione dal nulla, è il canto della Trinità: «Dio santo, che riposi nei santi, che con voce trisanta sei lodato dai serafini e glorificato dai cherubini e adorato da tutta la potenza celeste; Colui che tutto ha portato dal non essere all'essere; Che ha creato l'uomo a tua immagine e somiglianza e lo ha adornato con tutta la tua grazia; Colui che dona sapienza e intelligenza a chi chiede e non trascura chi erra, ma antepone il pentimento alla salvezza...»;
La confessione del passaggio dalla non-esistenza all'esistenza da parte di Dio viene fatta in una preghiera verso la fine della Santa Liturgia:Ti ringraziamo, Re invisibile, Colui che tutto hai creato con la tua incommensurabile potenza e con la moltitudine della tua misericordia hai portato tutto dal non essere all'essere...."
La seconda preghiera del servizio del Sacramento del Santo Battesimo contiene lo stesso insegnamento:Sei grande, Signore, e meravigliose sono le tue opere, e non esistono parole sufficienti per lodare le tue meraviglie. Che Tu, volentieri, portando tutto dal non essere all'essere, con la tua potenza reggi la creatura e con la tua cura governi il mondo".
Il periodo viennese è certamente il più fruttuoso in termini di assimilazione delle conoscenze scientifiche, ma essendo Eminescu un carattere riflessivo per eccellenza, deve aver meditato a lungo, forse tutta la vita, su questi meravigliosi concetti di conoscenza.
Nella poesia Lei è morta (pubblicato nel 1871) il poeta suggerisce che il tempo è un potente nemico dell'essere umano e che in definitiva la nostra inevitabile "morte" non è altro che un ritorno al nostro stato precedente, prima che nascessimo, cioè a una scintilla divina, a un'energia.
Qui affronta il tema della morte e dello scorrere del tempo, nonché l'idea dell'immortalità. Il poeta adotta l'idea che sebbene i nostri corpi transitori possano essere distrutti, il nostro spirito e la nostra energia hanno la capacità di persistere in una forma invisibile ma capace di ritornare un giorno in un altro corpo. Tuttavia è attanagliato dal dubbio:E poi... chissà perché è meglio/Essere o non essere... ma tutti sanno/Che ciò che non è, non prova dolore,/E tanti dolori, pochi piaceri."
Pertanto, il tema centrale della poesia "Mortua est!" è complesso e profondo, esplora concetti importanti legati all'esistenza umana, alla morte, al tempo e all'immortalità, i quali vengono tutti affrontati con profondità e sensibilità da Mihai Eminescu:
"Essere? Pazzo, triste e vuoto;
L'orecchio mente e l'occhio inganna;
Che secolo, ci dicono gli altri, lo stanno rompendo.
Niente è meglio di un sogno serbo."
Nella poesia "Memento mori" dopo aver ripercorso la storia dell'umanità con l'ascesa e la caduta dei grandi imperi, il poeta ha diversi momenti di contemplazione, e ad un certo punto si sofferma sulla grandezza dell'uomo e soprattutto sul suo pensiero, sull'infinità del suo pensiero di uomo, che lo eleva al di sopra dell'Universo e lo rende padrone di esso:
"I soli si spengono e i grandi sistemi planetari cadono nel caos,/ Ma il pensiero dell'uomo li sa misurare.../ Chi ha misurato la profondità di un uomo?... non di un pensiero/ Insondabile. Divinazione vana di insegnamenti./ Come in natura ci sono solo bordi, nell'uomo c'è sconfinatezza,/ Quanto genio, quanta potenza in un pugno di terra."
Questo confronto tra la piccolezza dell'uomo fatto di polvere «un pugno di terra» e la sua grandezza creativa conferita dal pensiero, che lo paragona all'Universo intero e lo pone addirittura al di sopra di esso, è più che inquietante. Un pensiero filosofico di dimensioni colossali che solo Eminescu ha saputo trasporre nei suoi incomparabili versi.
"Quanto genio, quanta potenza in un pugno di terra" l'uomo ha fatto per amore "immagine a nostra somiglianza" la cui fonte di saggezza viene da Dio, cosa che solo il genio pensa, l'uomo con la sua natura terrena non può comprendere:"Ahimè! La mia natura lotta invano per comprendere la tua natura! / Tu racchiudi l'intero spazio con la sua sconfinatezza / E la tua icona non è inventata dall'uomo piccolo e dai confini stretti."
Nel racconto Povero Dioniso, il primo racconto fantastico della letteratura rumena, scritto durante i suoi studi a Vienna (quando Eminescu fu fortemente influenzato dalla lettura degli scritti del filosofo Arthur Schopenhauer) pubblicato nel 1872 sulla rivista conversazioni letterarie, A Iași assistiamo ai pensieri profondi del personaggio Dionis, che nella contemplazione diventa il monaco Dan: "..In effetti, il mondo è il sogno della nostra anima. Non c’è né tempo né spazio – esistono solo nella nostra anima. Passato e futuro sono nella mia anima, come il bosco in una ghianda, e così l'infinito, come il riflesso del cielo stellato in una goccia di rugiada." Ad un certo punto della storia, Dionis, divenuto il personaggio/monaco Dan, bussa alla porta del saggio Ruben, un dotto ebreo, che vagava dalla Spagna alla Polonia, dove, non potendo essere un insegnante pubblico, perché rimasto nella sua legge, era stato chiamato dal Signore della Moldavia come insegnante di matematica e filosofia presso l'Accademia di Socola. L'autore lo descrive rispettosamente, come un vecchio di antica bellezza: "fronte alta, calva, rugosa di pensieri, occhi grigi, profondi nella testa saggia, e una lunga barba, che scorreva da sotto le spalle profonde della guancia fino al petto..."
Il maestro Reuben era un vecchio che aveva davvero l'aspetto di un antico saggio. "Il suo volto era calmo, ma non gentile; solo intorno alla bocca muscolosa c'era una dolcezza amareggiata dai dubbi."
Il monaco Dan è uno degli studenti dell'Accademia, discepolo del maestro Ruben, del quale condivide tutti i suoi dubbi, ma anche tutte le sue scoperte nascoste. Vale la pena guardare un breve estratto, per una migliore comprensione del messaggio: "Il saggio ebreo guardò con una certa curiosità il volto sognante di Dan.
- NO?
- Proprio come mi hai detto, maestro - disse Dan - oggi sono convinto che il tempo sconfinato sia una creatura della nostra anima immortale. Ho vissuto nel futuro. Ti dico, ora ho due uomini ben distinti in me: uno, il monaco Dan, che ti parla e vive durante il regno di Alessandro Magno, un altro con un altro nome, che vivrà tra più di cinquecento anni.
- In seguito, ha risposto Ruben, puoi metterti nella vita di tutte le persone che hanno causato il tuo essere e di tutti coloro di cui causerai l'essere. Questo è il motivo per cui le persone nutrono un oscuro sentimento per la preservazione e l’espansione della loro razza. Sono anche loro che rinascono come pronipoti... E questa è la differenza tra Dio e l'uomo. L'uomo ha in sé solo l'essere degli altri uomini futuri e passati. Dio ha contemporaneamente tutte le nazioni che verranno e che sono passate; l'uomo racchiude un luogo nel tempo. Dio è il tempo stesso, con tutto ciò che accade in esso, ma tempo in un luogo, come una sorgente le cui acque ritornano a se stesse, o come una ruota che racchiude all'improvviso tutti i raggi, che gira eternamente. E la nostra anima ha l’eternità in sé, ma solo pezzo per pezzo. Immagina che una ruota che gira si attacchi a una pannocchia. Questo filo passerà per tutti i punti attraverso i quali passa il filatoio, ma solo in fila, mentre la ruota nello stesso momento si trova in tutti i punti da essa coperti.
- Mi sono affidato, maestro, per quanto riguarda il tempo, ma l'immensità - lo spazio?
- Proprio come il tempo, pezzo dopo pezzo puoi essere in qualsiasi posto desideri, che non puoi lasciare vuoto. Lo sai in forza di una legge: non esiste spazio deserto. Ma è un mezzo per liberarsi di questo peso… un peso imposto dal corpo umano che passa. Hai visto che nell'uomo c'è una fila infinita di persone. Lascia che qualcuno prenda il tuo posto su questa linea mentre sei assente da essa. Resta inteso che questo non può essere intero perché, essendo intero, ti negherebbe la tua esistenza. In realtà, però, l'uomo eterno, da cui scaturisce tutta la serie degli uomini che passano, ciascuno lo ha accanto, in ogni momento - lo vedi, anche se non puoi afferrarlo con la mano - è la tua ombra. Per un po' potete cambiare la vostra natura, potete dare alla vostra ombra tutta la vostra natura transitoria di oggi, essa vi dà la sua natura eterna, e come ombra dotata di eternità, ricevete anche un pezzo dell'onnipotenza di Dio, le vostre volontà si realizzano secondo il vostro pensiero... capite, adempiendo le formule, perché le formule sono eterne come le parole di Dio che pronunciò alla creazione del mondo, formule che le avete tutte scritte nel libro che vi ho prestato.
– Maestro Ruben, quando potrò comprendere la tua profondità?
- Hai la mia profondità dentro di te, solo ancora da scoprire. Pensi che capiresti quello che dico se non fossi come me? Credi che ti avrei scelto come mio discepolo se non ti avessi conosciuto degnamente e profondamente? Sei come un violino in cui tutti i canti sono chiusi, solo che devono essere risvegliati da una mano maestra, e la mano che ti risveglierà dentro di te sono io."
Devo sottolineare che gli ebrei credono nella reincarnazione come gli gnostici o i buddisti, quindi ciò che Eminescu aveva imparato dallo studio della filosofia orientale, riguardo al destino dell'anima dopo la morte, lo esprime attraverso il pensiero del maestro Ruben. Un altro dialogo, in realtà un monologo con la sua ombra, viene recitato da Dan quando è solo nella stanza alla luce di una candela:
"La sua lampada tremolava in modo più fantastico, le vecchie lettere del libro acquistavano significato e venivano inserite nei sogni e nei pensieri che gli riempivano la testa senza volontà, la sua ombra cominciò di nuovo a cogliere i contorni di un'icona tra la folla, con la fronte alta, pallida e calva, con le labbra color melanzana, con pochi capelli grigi, con uno sguardo fisso e profondo, che fissò a lungo sul libro aperto davanti a lui a Dan. La sua ombra gli sussurrava in lunghi pensieri esattamente ciò che voleva risposta.
- Sai - pensava l'ombra e poteva sentire i suoi pensieri - sai bene che la tua anima dall'inizio del mondo fino ad oggi ha compiuto il lungo viaggio attraverso migliaia di corpi di cui oggi rimane solo polvere. Lui solo non lo sa, perché quante volte si è reincarnato, tante volte ha bevuto l'acqua insapore e smemorata di Leta; e nessuno lo accompagnò nel suo viaggio dimenticato tranne me: l'ombra dei corpi in cui viveva, la tua ombra; ad ogni sepoltura, ad ogni nascita sono stato al loro fianco; Mi sono seduto presso la culla, starò presso la tua tomba. La tua anima, senza ricordartelo oggi, era un tempo nel petto di Zoroastro, che faceva muovere le stelle con la profondità della parola e il calcolo combinato delle sue cifre. Quel libro di Zoroastro, che contiene tutti i segreti della sua scienza, è aperto davanti a te. Ci sono voluti secoli per svelarlo e non sono riusciti a svelarlo completamente, solo io posso svelarlo, perché stavo parlando con Zoroastro dal muro come parlo con te oggi.
Dan vedeva chiaramente la divisione del suo essere in una parte eterna e una transitoria. Il libro di Zoroastro era di sua legittima proprietà. Girò sette pagine e l'ombra prese i contorni di un bassorilievo, ne voltò altre sette e l'ombra lentamente si staccò, come da una cornice, saltò giù dal muro e rimase diafana e sorridente, dicendo chiaramente e rispettosamente: Ciao Sarah! La lampada con la sua fiamma rossa si trova tra Dan e l'ombra congelata.
"Seguiamo," disse l'ombra, continuando i suoi pensieri, pensieri che Dan poteva sentire come se fossero i suoi pensieri. Avvicinando il mio essere a te attraverso l'incantesimo e donandomi il tuo, diventerò un uomo comune, dimenticando completamente il mio passato; e diventerai come me, eterno, onnisciente e, con l'aiuto del libro, onnipotente. Mi lasci nelle tue circostanze, con l'ombra incarnata della tua amata, con i tuoi amici; mi condanni a dimenticare il mio essere visionario; e fai un viaggio con la tua ragazza con tutto, in qualsiasi parte del mondo tu voglia... sulla luna per esempio. Vivrai lì per un secolo e ti sembrerà un giorno. Bene, puoi portare la terra con te, senza che ti dia fastidio. Lo trasformi in perla con un twist e lo annienti dalla salva della tua amata; e credetemi che migliaia di volte più piccoli, se solo le proporzioni tra loro rimanessero le stesse, la gente penserebbe che fossero grandi come lo sono oggi. Il loro tempo? Un'ora della tua vita sarà una vita per loro. Saranno momenti decenni e in questi momenti si combatteranno guerre, si incoroneranno re, si estingueranno popoli e nasceranno popoli, infine accadranno tutte le sciocchezze di oggi e poi, si capisce, in diminuzione analoga, ma assolutamente la stessa cosa.
- Va bene, disse Dan, afferrando la mano fredda e diafana dell'ombra, ma ti esorto a scrivere il libro di memorie della tua vita, così potrò ritrovarlo quando tornerò sulla terra e rileggerlo. Hai un giudizio freddo, e saprai descrivermi tutta la natura visionaria e ingannevole delle cose mondane; dal fiore che mente ingenuamente, attraverso il suo mantello lucente, che è felice dentro i suoi teneri organi, all'uomo che copre con parole grosse, con un'eterna ipocrisia che dura quanto la storia dell'umanità, quel seme nero e malvagio che è la vera radice della sua vita e delle sue azioni: il suo egoismo. Vedrete come non mentono nella scuola, nella chiesa, nello stato, che entriamo in un mondo di giustizia, di amore, di santità, per vedere, quando moriamo, che era un mondo di ingiustizia, di odio. Ah! chi vorrebbe vivere quando ancora gli venisse raccontato, invece delle storie, il vero stato di cose in cui entreranno?
– Chiamare un filosofo? disse l'ombra, sorridendo amaramente: molto bene! Ciò che dici decide il mio destino. Accenderò la mia lampada e cercherò le persone. Troverai i ricordi della mia vita nel sale di questa tavola, quando tornerai. Io solo sarò morto e sepolto al tuo ritorno, perché le ore della tua vita saranno anni per la terra. Gira altre sette pagine e tienimi la mano! cosa senti?
– Sento le mie braccia scomparire nell'aria e con tutto ciò acquisire poteri enormi; Sento come, non appena i pesanti atomi del mio cervello si staccano, la mia mente diventa chiara come un raggio di sole."
Alla fine la candela si spegne, ma lui continua a sognare al chiaro di luna, a riflettere e a sperimentare il mistero della notte con un momento magico e commovente che viene catturato nelle seguenti righe:Poi alzò gli occhi e guardò sognante il volto gentile della luna: passava bella, chiara in un cielo limpido, profondo e trasparente, attraverso nuvole di un fluido argentato, attraverso le grandi stelle d'oro fuso. Sembrava che ci fossero altri mille cieli lassù, sembrava che il loro presunto essere trasparisse attraverso quella profondità azzurra..."
Nell'approccio al lato scientifico di Eminenza, troviamo la parte più concentrata in prima fila nel Fragmentarium, dove troviamo descritti fenomeni, che la scienza moderna sta studiando solo ora.
Ai vecchi tempi, alcuni concetti di Eminescu venivano catalogati dagli ignoranti, come usciti dall'oscurità della malattia, della meta-follia che gli veniva attribuita, proprio come assistiamo anche oggi a momenti in cui coloro che non sanno si fanno beffe della conoscenza veritiera dei colti. (Gr. Alexandrescu aveva ragione quando scrisse la favola Il bue e il vitello: "Così conviene al bue, al vitello adulto/ Restare ancora un po' alla porta del nuovo".)
Indubbiamente Eminescu si occupava di scienze esatte, e numerosi sono i riferimenti, ad esempio, al campo matematico, campo senza il quale non esiste fisica, chimica o biologia. Lo stesso Einstein definì nel modo più plastico il nesso tra matematica e poesia: “La matematica pura è, a suo modo, la poesia delle idee logicheEcco perché Eminescu cercò assiduamente informazioni scientifiche in diversi campi
rimanendo la prova delle sue ricerche nelle poesie, come i seguenti versi della poesia "L'imperatore vergine senza stella":
"Come Dio abbraccia con la sua vita celeste
Mondi, stelle, tempo e spazio e l'atomo invisibile,
Poiché tutto è lui ed è compreso in tutto,
Così sarai grande quanto il tuo pensiero disteso”.
„L'atomo invisibile” è una metafora nata nella mente del poeta Eminescu, come risultato dell'ascolto delle lezioni del grande fisico Ludwig Boltzman, mentre era a Vienna.
Eminescu non si fermava solo agli esercizi matematici ma teorizzava anche come un vero matematico. "Qualsiasi quantità finita rispetto all'infinito è zero. Ecco perché la sensazione di profondo nulla che ci circonda rispetto all'Universo (...). Una quantità concreta sommata a una quantità infinita dà una quantità infinita (...). Una quantità concreta divisa per una quantità infinita dà zero", sono alcune riflessioni di Eminescu in campo matematico contenute in un vasto capitolo intitolato "Elementi di calcolo differenziale". In una poesia intitolata "Teoria delle equazioni" combina in modo sorprendente concetti filosofici con la matematica e persino con l'economia. "Ogni momento nella vita dell'universo è l'equazione del momento successivo (...) Conosciamo solo i rapporti tra il finito e l'equazione finita(...) l'equazione psicologica: lotta ed economia", sono alcune delle scoperte del poeta in questa sezione..
Lo testimoniano i suoi quaderni con appunti sulla legge di conservazione dell'energia, sulla gravità, sui magneti, sull'elettricità, sulla meccanica newtoniana, sulla calorimetria, sulla teoria meccanica del calore e sulla sua propagazione. Ecco la nota sulle leggi sul gas;"....se quindi immaginiamo una tale massa (di gas - n.n) sparsa nello spazio libero dell'Universo, dove nessuna forza estranea si esercita su di essa, allora le molecole si disperderebbero tra le stelle in tutte le direzioni all'infinito. Ma il movimento sarebbe sempre più lento: diminuirebbe in proporzione inversa al volume che occuperebbe e questo volume essendo infinito e il movimento diventerebbe infinitamente debole - NIENTE..." Questo è ciò che apprendiamo dalle recenti scoperte: Nel numero di giugno 2002 della prestigiosa rivista "Scientific American" viene pubblicato un ottimo articolo sull'esistenza della materia negli spazi intergalattici. Ecco la conclusione di questo studio: raffinate misurazioni spettroscopiche rivelano il fatto che nell'Universo prevalente esiste il "quasi-nulla", cioè una minuscola densità di materia di 1 atomo in un volume di 1 metro cubo (e questo nell'Universo "più vicino" perché man mano che ci si allontana "nella vasta oscurità come l'inchiostro oltre la galassia" la densità della materia diminuisce fino a
l’insignificante cifra di 10-11 atomi per metro cubo, che non possiamo più esprimere a parole ma solo in numeri). Questa era anche l'idea che Eminescu abbracciò più di 130 anni fa, così ben espressa nella poesia Lei è morta:
„Quando il sole tramonta e le stelle cadono,
Voglio credere che tutto sia niente.
La volta superiore potrebbe rompersi,
Lascia che il nulla cada con la sua ampia notte,
Vedere il cielo nero che i mondi stanno setacciando
Come preda passeggera della morte eterna... “
La conoscenza dell'astronomia del poeta sboccia in metafore inedite, contenenti elementi della teoria della relatività, come nella poesia Stella. Cito:
„Accendi la torcia. cresciuto
Nel cielo delle sue ali,
E passarono percorsi di migliaia di anni
In altrettanti istanti.
Un cielo stellato sotto,
Sopra il cielo delle stelle -
Sembrava un lampo continuo
Passeggia attraverso di loro."
Cosa intendi, "E percorsi di migliaia di anni passarono / In altrettanti istanti."? Ciò suggerisce un viaggio di migliaia di anni luce, che per Luceafăr dura pochi istanti. Nella teoria della relatività, l'effetto si chiama dilatazione del tempo: più ci avviciniamo alla velocità della luce, più lento passerà per noi il tempo. Così, finiremo per viaggiare migliaia di anni luce mentre siamo ancora giovani. (qui vale la pena ricordare l'incomparabile fiaba rumena: Gioventù senza vecchiaia e vita senza morte, che espone questa convinzione come parte del subconscio collettivo).
Ma, a un esame più attento, non è quello che è successo a Luceafarul. Non viaggiò migliaia di anni ma solo pochi giorni, altrimenti non avrebbe trovato viva Catalina, l'eroina per la quale aveva chiesto al Padre, il Creatore dell'Universo, di rinunciare all'immortalità.
"Riprenditi la mia immortalità agile/ E il fuoco dallo sguardo, / E per tutto dammi in cambio / Un'ora d'amore... suggerendo qui un'altra grande verità, ovvero che per il poeta, in quanto terrestre, l'Amore è al di sopra della vita stessa e dell'immortalità!
Ora, i fenomeni menzionati o descritti da Eminescu vengono analizzati attraverso il prisma della fisica quantistica, vengono studiati con l'ausilio delle più complesse tecnologie moderne, con l'aiuto delle quali, guardando verso macrocosmo, il grande universo è visibile sconfinatezza. Il piccolo universo è pari l’uomo chiamato microcosmo, che visto nella sua interezza senza trascurare la capacità di pensare e la velocità del pensiero, allo stesso modo, non ne vediamo la finitezza, perché (il pensiero) scruta l'infinito... Siamo quindi messi nella condizione di riconoscere l'infinito come un fenomeno presente nella realtà di cui siamo parte. Ecco la risposta alla domanda: perché Eminescu ha scritto questo?andiamo all'infinito".
L'infinito è la parte ultima della materia, attraverso la quale tutti gli oggetti particolari assumono forme limitate o illimitate. Quindi è tutto limitatezza, così come sconfinatezza, non è infinito, poiché, qualsiasi "misura" esso stesso è finito: i numeri sono finiti, ma esistono all'infinito, e gli attributi "più piccolo", "più grande" O "non importa" sono applicabili solo a quantità finite e non all'infinito.
Attraverso il prisma delle formule complicate dimostrate dagli specialisti del settore, potremmo dire che, finito è la componente del concetto umano, e l'infinito è la componente del concetto divino. La Bibbia ci dice di Dio che: “non gli manca nulla”, quindi è a A, E Totale, rispettivamente – infinito.
„Tutto intorno è energia. Quando parliamo di universo parliamo in termini di: frequenza, vibrazioni ed energia" dice Nikola Tesla.
„Tutto ciò che esiste non sono che gradi di uno stato soggetto a cambiamento nell'infinito" - dice Eminescu;
„Tutto ciò che esiste è una trasformazione permanente di energia” – è ora enfatizzato nella fisica quantistica.
Tutte queste esposizioni, e molte altre di questo genere, portano ad una conclusione: viviamo in a realtà olografica! È finito o infinito?
Avvicinarsi all'argomento a tutto ciò che esiste attraverso il prisma dell'infinito di Eminescu, troviamo che Eminescu ha analizzato "pieno" conoscendone le componenti, però, a volte vedeva il mondo con gli occhi di Dio. Ebbene, nel manoscritto 2275B (Vol.III, pag. 110), ha visioni "dall'alto" e "dal basso" allo stesso tempo (così come il Povero Dioniso vedeva il mondo (attraverso gli occhi di Dan), in cui scrive:
"Tra i mille termini immutabili che compongono il mondo e il cui tutto è uguale a me, tu sei il termine più grande, sei il più capace di aumentare te stesso, perché uno sviluppa il suo braccio, per raggiungere la mia onnipotenza, un altro la mente, per raggiungere la mia onniscienza, un altro il potere, per raggiungere la mia ubiquità, e tutti voi in un luogo finirete per essere come me, per amore tra di voi, per coadattamento, non vi resta che muovervi, ogni movimento intorno, perché Dio è il movimento; solo voi dovete essere illuminati, ciascuno nel proprio senso, perché Dio è la luce."
Nella concezione di Eminescu, l'infinito non è concreto, ma ancora una volta assoluto "il principio fondamentale dell'universo è uguale all'assoluto", che in effetti è Dio, e come è scritto nel manoscritto 2267 (V.III, pagina 91):"Dio è ovunque - ha spazio; è eterno - ha tempo; è onnipotente - ha l'unica energia dell'universo."
È stato dimostrato che, a livello subatomico, tutta la materia visibile è energia. Gran parte della materia, tuttavia, gli scienziati l'hanno chiamata "materia oscura". La scienza dice che questa massa di materia ha una struttura sconosciuta che non partecipa alle reazioni nucleari perché non è costituita da molecole né atomi. In questo contesto sorge spontanea una domanda: cos'è questa materia e qual è la sua composizione e struttura? E poi un'altra domanda: questa strana materia potrebbe essere composta da nano buchi neri? Ma neanche i buchi neri prendono parte alle reazioni nucleari! Fragmentario ci fornisce una spiegazione quanto più razionale possibile. Nella concezione di Eminescu, questa questione può essere percepita attraverso il prisma delle negazioni e troviamo una spiegazione nel manoscritto. 2275B (V.III, pag. 92):
«In verità l'infinito, l'assoluto è incomprensibile alla nostra mente. Ma non dobbiamo dimenticare, che non li immaginiamo altrimenti, né è possibile esprimerli se non attraverso negazioni. (...) Pertanto, ciò che non è materia è l'assoluto, è il fine in sé, è la mancanza di, è ciò che non è né morte, né immortalità, né oggi, né mani, né eterno, né transitorio, è quello che è.".Ed eccoci arrivati e fermati, nell'espressione biblica IO SONO QUELLO CHE E'! Risposta data dal Creatore a Mosè, alla domanda: Tu chi sei?!
Eminescu ha studiato la struttura Tutto dall'interno della (a)temporalità, non con l'ausilio di tecnologie classiche o performanti, ma in modo intuitivo ed è stato presentato in termini accessibili a quei tempi. Attraverso lo studio e la concentrazione, con l'occhio della mente vedeva la materia su scala subatomica e descriveva questi fenomeni così come la sua coscienza li percepiva. Nello stesso manoscritto, al numero 2255 scrive:
"Diagramma del corpo: Croce con il centro mobile, formato dalla direzione dei tre movimenti assoluti. Solo i tre movimenti."
La descrizione di questi tre movimenti sotto forma di croce (proiettata nello spazio 3D – la ritroviamo anche in altre espressioni di eminenza,
Sorprendente! descrive un fenomeno eccezionale scoperto diversi anni fa dagli scienziati contemporanei che per primi ottennero l'immagine la vibrazione di un fotone, Eminescu la chiama "con il centro mobile", perché un fotone non è statico, ma vibra. Con l'aiuto di tecnologie avanzate, gli scienziati hanno visto ciò che Eminescu vedeva con l'occhio della mente.
È anche sorprendente che l'immagine ottenuta evidenzi accuratamente la forma del simbolo più antico conosciuto fin dall'antichità, vale a dire la Croce a otto punte, e una forza informativa creativa le fa assumere questa forma miracolosa sotto l'influenza della vibrazione del fotone. Ci chiediamo: qual è il fondamento di questa realtà, se anche le particelle subatomiche vibrano sotto forma di Croce? Quali informazioni trasporta la vibrazione di quelle particelle? Eminescu è davvero fenomenale nell'intuire che al centro della croce c'è lo “schema”, ovvero il motore. Attraverso la vibrazione della luce, la forza di questo simbolo trascende i confini delle molteplici dimensioni, portando al suo centro un peso informativo predestinato all'umanità prima della fondazione dell'universo, che "schema" (fonte, trasformatore, luogo in cui viene emessa l'informazione) di cui scrive Eminescu, riconfermando allo stesso tempo la teoria del creazionismo...
La luce ha una proprietà fantastica, che non si conosceva, cioè quella dell'onda-corpuscolo (o onda-particella), cioè ha un duplice carattere. Quando pensiamo alla luce come costituita da particelle, queste particelle sono chiamate "fotoni". I fotoni non hanno massa e ciascuno trasporta una specifica quantità di energia. Quando pensiamo alla propagazione della luce come un'onda, si tratta di un'onda di radiazione elettromagnetico. In ultima analisi la materia non è altro che luce condensata, anche i nostri corpi sono corpi di luce.
Ci sono tante idee da analizzare ed evidenziare nei manoscritti di Eminescu, idee che troviamo espresse poeticamente in altre poesie, ma voglio concludere con quella più sorprendente che è il manoscritto numero 2267 che porta alla famosa relazione di Einstein E=mc2. Questo è ciò che dice questo manoscritto: abbiamo un corpo con un certo peso, cioè massa, che indichiamo con "v (potenza di caduta) e inoltre si nota la formula: v= md (massa moltiplicata per la portanza) o = mc2 (massa moltiplicata per la portanza finale al quadrato).” Vediamo come, nel manoscritto di Eminescu, l'equazione appare nella forma v=mc2.
Per comprendere il significato dei termini, leggiamo nel manoscritto che: „L'entità della forza di caduta, v, è direttamente proporzionale alla dimensione della massa M e con le dimensioni della sua ascesa D".
In altre parole, se solleviamo un corpo di massa M all'altezza D, questo avrà un "potere di caduta" proporzionale a M E D. Ma sappiamo, dalla meccanica, che l'energia potenziale di un corpo ha massa M, sollevato all'altezza D, è mgd. Quindi "potere in caduta" v è in realtà l'energia potenziale, che possiamo denotare con E. Abbiamo poi, nel manoscritto di Eminescu, la formula E=mc2, Dove C, ci dice Eminescu, lo è "il repéjeune finale", cioè velocità!
È nota la ricca bibliografia raccolta negli anni sull'opera universale e sull'universalità così attuale (soprattutto quella derivante dagli scritti sull'economia, sulla politica, sulla questione contadina, sulla geopolitica) contenuta nei suoi articoli, e potrei citare i nomi di molti critici rumeni o stranieri che si sono chinati a studiare/analizzare gli scritti di Eminescu, ma preferisco una citazione dal monumentale volume "Istorialiteraturii romane" pensato e scritto da George Călinescu: "Le acque si seccheranno nel letto, e sul suo luogo di sepoltura sorgeranno foreste o città, e una stella appassirà nel cielo lontano, finché questa terra raccoglierà tutti i suoi succhi e li farà crescere nel tubo sottile di un altro giglio della forza dei suoi profumi."
In conclusione, sebbene questo tema sia generoso e lasci spazio a molte interpretazioni, sembra che l’essenza dell’Infinito come entità sovraesistente, sopralogica, che intuiamo ma alla quale non abbiamo accesso totale finché siamo in questa dimensione, rimanga inaccessibile, sfugga sistematicamente a qualsiasi approccio discorsivo, sia esso filosofico, matematico o teologico.
Elena Armenescu
Bibliografia:
G. Călinescu- Storia della letteratura rumena
Rosa del Conte – Eminescu ovvero dell'assoluto
Crina Petec Călin – Mihai Eminescu e la fisica moderna
P Osiceanu – Eminescu e concetti fondamentali della fisica modernae
Ana Sârbu – Sulla trascendenza dell'Eminenza
Ion N. Oprea - Per Mihai Eminescu un doppio genio - nella poesia e nella scienza!
M. Eminescu - wikipedia


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